In occasione delle benedizioni natalizie, don Andrea condivide una riflessione sul senso del servizio sacerdotale, sulla paternità spirituale e su un amore che rimane fedele anche quando sembra non essere necessario.

Ventisette anni fa, il giorno della mia ordinazione sacerdotale, ero disteso a terra, con la faccia sul pavimento, mentre si cantavano le litanie dei santi. Avevo un'idea chiarissima in testa: la mia vita sarebbe servita a Dio e alla Chiesa. Ero giovane, e i progetti dei giovani sono sempre grandi. Oggi, cari amici, vi confesso che comincio ad avere dei seri dubbi. Non sulla mia vocazione. Su quel verbo lì: servire.


Guardiamoci intorno con onestà. La gente vive benissimo anche senza Dio. E se si vive benissimo senza Dio, figuriamoci senza un prete. La Messa è ancora partecipata, ma di matrimoni non se ne fanno quasi più. I battesimi sono pochissimi. Le confessioni quasi nulla. Tra poco passerò per le case di Canonica a benedire le famiglie e so già che a tanta gente non importa niente che il prete passi. Citofoni muti. Tende che si spostano appena e subito si richiudono. Magari sei lì, bagnato fradicio dalla pioggia, infreddolito dall'aria di novembre… e qualcuno, giustamente, ti direbbe: «Ma chi te lo fa fare? Stai a casa tua!».


Sentirsi utili fa sempre piacere. Scoprire ogni giorno di non servire a nessuno è triste. Molto triste.


Ho sempre pensato che fare il parroco fosse un po’ come fare il papà di tutti. Di chi viene in chiesa e di chi non ci mette piede. Di chi lo saluta e di chi cambia marciapiede.


Ma oggi a qualcuno serve avermi come padre? Tanti non se la cavano benissimo anche senza di me? Viviamo in un mondo dove tutto deve "servire". Se una cosa non serve, si butta. Se una persona non serve, si mette da parte o al ricovero. Vale per gli oggetti, vale per gli anziani, e forse adesso vale anche per i preti.


Poi però apro il Vangelo e trovo una frase che mi spiazza. Gesù dice ai suoi: «Quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili» (Lc 17,10). Servi inutili! Proprio così. Non servi importanti. Non servi indispensabili. Inutili. E allora capisco che forse il problema non è la gente. Il problema sono io. Io che volevo servire per sentirmi utile. Io che, sotto sotto, volevo essere necessario. Ma il servo del Vangelo non serve per essere riconosciuto. Serve e basta. Gratuitamente. Come Gesù che, la sera dell'ultima cena, si alza da tavola, depone le vesti, si cinge un asciugamano e lava i piedi ai suoi amici. Anche a Pietro, che non voleva. Anche a Giuda, che lo stava tradendo. Anche a quelli che di lì a poche ore lo avrebbero lasciato solo. Aveva bisogno di loro? No. Loro pensavano di avere bisogno di lui? Neanche. Eppure si è chinato e gli ha lavato i piedi lo stesso.


Vedete com'è fatto il nostro Dio? È il primo "servo inutile" della storia. Un Dio di cui il mondo crede di non avere bisogno e che non smette di bussare: «Ecco: sto alla porta e busso» (Ap 3,20). Non si offende. Non si stanca. Non se ne va. Proprio come un prete sotto la pioggia di novembre. Il servizio non è un'utilità, è un amore. La paternità non è un bisogno, è una fedeltà. Un padre non è padre perché i figli hanno bisogno di lui. È padre perché li ama. Anche quando se la cavano benissimo da soli. Anche quando se ne vanno. E forse, soprattutto, quando se ne vanno.


Pensate al padre della parabola. Il figlio minore se la cavava benissimo senza di lui, almeno all'inizio: soldi in tasca, amici, feste. Il padre non gli serviva più. Eppure quel padre, ogni giorno, saliva sulla strada a guardare l'orizzonte. Nessuno glielo chiedeva. Non serviva a niente. Ma quando il figlio è tornato, affamato, sporco e umiliato, il padre era lì. Il primo a vederlo, «quando era ancora lontano». E gli è corso incontro.


E allora sì, cari amici, cari fratelli, quest'anno verrò anche da voi. Suonerò il vostro campanello, magari bagnato fradicio, con l'acqua santa in mano e il freddo nelle ossa. Se non mi aprirete, pazienza. Lascerò la benedizione sulla porta e ripasserò. Perché un servo, se è davvero servo, serve anche quando non serve a nessuno. E se una sera qualunque, quando meno ve lo aspettate, sentirete il bisogno di un padre, guardate fuori dalla finestra. Sarò lì, sulla strada, ad aspettarvi.


Il vostro parroco, don Andrea