La domanda che apre il cuore all’incontro con Cristo

Un detto ebraico racconta che in principio Dio creò il punto di domanda e lo depose nel cuore dell’uomo.

La forma del punto di domanda ricorda quella di un amo da pesca, che il Vangelo cala dentro di noi per agganciarci, tirarci a se, “pescarci”, tirarci su all’aria e alla luce, alla conversione.

Le domande aprono al nuovo, sono un dono inatteso. Le risposte definiscono, le domande suggeriscono, gli interrogativi invitano oltre. Le domande sono giovani come un mattino perenne. Gesù educa alla fede attraverso domande, parlava alle folle non con parole assertive ma con parabole.

Gesù stesso è una domanda. La sua vita e la sua morte ci interpellano sul senso ultimo delle cose, ci interroghiamo su ciò che fa felice la vita. E la risposta è ancora Lui.

Con questa semplice domanda: “Che cosa cercate?” Gesù fa capire che a noi manca qualcosa. La ricerca nasce da una mancanza, da un vuoto che chiede di essere colmato

“Che cosa cercate?” ripete a noi il Signore, non interroga la nostra cultura. Le nostre competenze, ma la nostra umanità, tutti siamo uguali a queste parole. Con le quali Gesù ci concede perfino il diritto di essere insicuri, di non avere tutto chiaro, non chiede rinunce o sacrifici, chiede di ascoltare il cuore, di abbracciarlo. Ciò che fa bene a me, questo impara a dare all’altro. La parola che fa bene davvero, il sorriso non finto, la stretta di mano e non da funzionario distratto.

La passione per Dio nasce dall’aver scoperto la bellezza di Cristo .


Mario Usuelli