Una Quaresima per tornare all’essenziale e ritrovare la vera speranza

C’è un sentimento che attraversa molte delle nostre comunità cristiane in questo tempo: una stanchezza profonda, quasi un affanno dell’anima. La Chiesa, anche la nostra, sembra talvolta smarrita, senza un orizzonte chiaro, priva di una visione capace di scaldare il cuore e rimettere in cammino. Le persone sono demotivate, appesantite da tante parole già ascoltate, da strade già percorse che oggi non sembrano più portare da nessuna parte.

L’inizio della Quaresima arriva proprio qui, dentro questa fatica. Non come una risposta facile, né come l’ennesimo invito a “fare qualcosa in più”, ma come una chiamata essenziale: tornare a Dio. La Quaresima non nasce per aggiungere pesi sulle spalle già curve, ma per togliere ciò che appesantisce, per liberare spazio, per riaprire l’orizzonte.

Nel Vangelo, Gesù non propone mai scorciatoie rassicuranti. Non promette soluzioni immediate ai problemi della vita, ma indica una direzione: «Convertitevi e credete al Vangelo». Convertirsi, cioè cambiare sguardo, cambiare centro, cambiare dentro. E il centro non siamo noi, non sono le nostre strategie pastorali, non sono nemmeno le cose buone che facciamo. Il centro è Lui, è Dio.

Forse in questi anni abbiamo cercato la speranza nei luoghi sbagliati. Abbiamo confidato troppo nelle strutture, nei progetti, nelle iniziative, perfino nei numeri. Abbiamo pensato che bastasse organizzare meglio, comunicare di più, inventare qualcosa di nuovo per ridare vita alla comunità. Ma tutto questo, da solo, non salva. Anzi, quando diventa l’essenziale, rischia di renderci ancora più stanchi e, paradossalmente, più poveri.

La Quaresima ci ricorda una verità semplice e scomoda: solo Dio è la luce e la speranza vera della nostra vita. Non le cose materiali, che promettono felicità e lasciano solo un grande vuoto. Non il successo, che dura un istante e poi chiede sempre di più. Non nemmeno una religiosità del fare, che moltiplica le opere ma dimentica la sorgente e il motivo stesso per cui le opere vengono fatte.

La speranza nasce dall’incontro con il Signore vivo, dalla sua Parola che continua a parlare oggi, qui, nella concretezza delle nostre paure e delle nostre ferite. Nasce dai sacramenti, che non sono riti disincarnati, ma eventi reali in cui Dio si dona e ci ricrea dall’interno. L’Eucaristia, in particolare, è il gesto umile e potente con cui Dio ci raduna, ci nutre e ci rimette in piedi, anche quando non vediamo più la strada.

Percorrere sentieri nuovi, allora, non significa inseguire mode o formule mai viste prima. Significa avere il coraggio di tornare all’essenziale: ascoltare davvero la Parola di Dio, lasciarla scendere in profondità; riscoprire il sacramento della riconciliazione come esperienza di misericordia che libera e ridà futuro; vivere la carità non come dovere, ma come risposta grata all’amore ricevuto.

All’inizio di questa Quaresima non ci viene chiesto di essere forti, efficienti o vincenti. Ci viene chiesto di essere veri. Di riconoscere la nostra povertà e di affidarci, senza maschere, a Colui che solo può illuminare le nostre notti.

Se l’impressione che abbiamo è di sentirci come di aver perso la strada, forse è perché siamo davvero chiamati di nuovo a metterci dietro al nostro Signore, non davanti a Lui! La Quaresima è questo tempo favorevole: non per inventare una speranza, ma per lasciarci ritrovare dalla Speranza. E quando Dio torna al centro, anche lentamente, anche tra mille fragilità, il cammino riprende. E la luce, quella vera, ricomincia a farsi strada.


Il vostro parroco, don Andrea