Un cammino quaresimale sulle orme della Passione, tra Via Crucis, benedizioni alle famiglie e speranza che conduce alla Risurrezione.

Fin da piccolo, per me la Quaresima erano i riti del venerdì: la Via Crucis e il digiuno.


Da ragazzino mi piaceva mettermi alla prova, stare “a stecchetta”, fare qualche fioretto; proprio in quegli anni ho maturato la naturalezza di mangiare di magro, senza carne, il venerdì, per rispetto alla Passione e alle torture subite da Gesù. Crescendo, quel digiuno mi ha portato a maturare il desiderio del vero pasto, del vero cibo da desiderare fortissimamente: l’Eucaristia. Ricordo pranzi e cene con tanta verdura cotta, minestre, polenta, riso e latte.


Ma ciò che più turbava e scuoteva il cuore del mio io adolescente era la preghiera della Via Crucis, alle ore 17 in chiesa. Venivano proposte alcune stazioni, descritte dalle meravigliose vetrate della mia chiesa. Mi colpivano le crude attualizzazioni: quella Passione sembrava continuare nel mio oggi, nel mondo delle ingiustizie, delle stragi, della droga, della delinquenza.


La vera folgorazione della devozione alla Via Crucis l’ho avuta in Seminario. Nella cappella c’erano dei libretti a disposizione: imparai così che ogni venerdì potevo appartarmi da solo e leggere con calma ogni stazione, sostando sotto ciascun quadro presente in cappella. A poco a poco ho maturato la persuasione che, mentre giustamente ricerchiamo la retta via, la strada della propria realizzazione, mi veniva offerto il paradigma di ogni strada: la strada per eccellenza, quella che passa in mezzo al mercato della nostra vita, che conosce sofferenze, cadute, derisioni, abbandoni, ma che ancora oggi è l’unica che porta alla vittoria finale: vincere la morte eterna.


Ogni tanto penso che, se dovesse capitarmi di rifare il pavimento di qualche chiesa, chiederei alle maestranze di progettare la passatoia centrale in vetro spesso e resistente, per disporre sotto il vetro – lungo tutta la navata fino ai gradini dell’Altare – le 15 stazioni della Via Crucis, protese verso il Tabernacolo. Così chi entra in chiesa imparerebbe a fare i passi che ha fatto Gesù: passi intrisi di fatica e sofferenza, ma certamente passi di una via che porta alla Risurrezione.


Ecco perché a Pontirolo Nuovo, tutti i venerdì, troverete un libretto che contiene sei schemi di Via Crucis, uno per ogni settimana di Quaresima, invitando ciascuno a usarli personalmente, venendo in chiesa a ripercorrere i passi di Cristo, che ci aiutano ad alzare la testa e il cuore e ad andare sempre oltre.


In attesa di trovare una nuova collocazione per la bella Via Crucis lignea – così che possa tornare a essere maggiormente apprezzata e di aiuto nella preghiera – suggerisco di prendere come riferimento le dodici colonne segnate con la croce. Perché ciò che, come una colonna, sorregge la nostra speranza quando gli eventi della vita ci fanno traballare è proprio la certezza di potersi affidare a un Dio che ha preso su di sé il male estremo e lo ha vinto.


Ed è con questa certezza – che tra le vicende sofferte e drammatiche della vita c’è una via d’uscita – che i preti vogliono proclamare e ricordare suonando il campanello per la “Benedizione Pasquale”. Pontirolo Nuovo vanta un territorio molto esteso, tra vie lunghe e vie che si inoltrano attraverso campi e rogge, offrendo a chi ha un passo calmo un paesaggio meraviglioso da contemplare. Parcheggiata l’auto, i preti si inoltrano con discrezione e calma: un cammino subito avvertito dai cani, che fanno da comitato di accoglienza.


I preti si mettono in cammino come quei Magi che, tanto tempo fa, seguendo la stella, giunsero a toccare con mano la Vita. Anche i preti, come i Magi, hanno una sacca da cui offrono un cartoncino semplice con una preghiera e una riflessione; e sulla famiglia riunita invocano la Benedizione di Dio, del Crocifisso Risorto, di quel Dio a cui affidiamo ciò che le famiglie ci affidano: lacrime, sofferenze, disagi, malattie, solitudini.


In mezzo a tante vie, ecco che sempre si illumina una stazione della Via Crucis, che sprona i preti a incoraggiare a guardare oltre: oltre le cadute, oltre le ferite, oltre la morte, là dove splende il Risorto dopo aver attraversato la Croce e le croci.


I preti non vanno di casa in casa, ma di via in via, imparando e testimoniando che ci sono stazioni di vita che non si chiudono in se stesse; ma, grazie al Figlio Unigenito di Dio, le stazioni della sofferenza non sono la fine, bensì si aprono a quel Benedetto Fine: la Vita eterna, il Paradiso.


Molte sono poi le famiglie che desiderano lasciare un’offerta per la Parrocchia. Nonostante la fatica di tempi incerti, i preti percepiscono ancora molto alto il desiderio di sostenere la Parrocchia, casa di tutti e responsabilità di tutti.


Grazie di vero cuore.

Buona Quaresima di Risurrezione.


Don Alessandro Giannattasio
Vicario di Comunità Pastorale Giovanni XXIII,
referente di Pontirolo Nuovo