Gli incontri tra preghiere e difficoltà
Signore Gesù, figlio del Dio vivente, siamo quasi giunti sotto il tuo Golgota. Io ti porto tutta la mia pochezza di uomo e di prete fuori dagli schemi "canonici", perché invaghito della Logica di Dio, che sovrasta ogni logica umana e di intelligenza artificiale.
Tu, o Dio, quando hai voluto rinnovare la tua Chiesa rinchiusa nei rigidi schemi di Principati, Regno Temporale e Regno Spirituale, una Chiesa quella del medioevo persa nella ricerca del potere, hai creato il poverello di Assisi e a lui hai affidato di ricostruire la tua Chiesa con la logica del l'umiltà, della povertà, della fraternità.
Tu, o Dio, nella pienezza dei tempi hai mandato il tuo Figlio Unigenito per redimere l'uomo a prezzo del suo sangue. È questa potenza nascosta nell'oltre che mi affascina e mi spinge. Anche quest'anno mi ha spinto ad andare incontro ai tuoi figli e miei fratelli a portare nell'intimità della casa la tua benedizione di Padre amorevole e materno. Quell'acqua benedetta mi ha spinto e sostenuto nei miei passi in lungo in largo e anche in cima ad alte scale prive di ascensore della tua amata Pontirolo Nuovo. Il cellulare ha contato i miei passi, 14 mila ogni giorno, 14 come le 14 stazioni della Tua Via Crucis.
Ti ringrazio perché mi sono sentito onorato di essere stato come quell'asino di Gerusalemme che ti ha portato in trionfo, così io via per via ho avuto l'onore e la gioia di portarti via per via raccogliendo confidenze, gioie, dolori, fatiche, drammi, solitudini, sofferenze antiche, antichi dissapori che hanno riempito la mia sacca del Pellegrino, sacca che piano piano si è svuotata dell'augurio della Comunità Pastorale San Giovanni XXIII e della simpatica carezza di una caramella. Anche tanti uomini di strada intenti al loro lavoro si sono fermati incuriositi dal passaggio di un prete in camice e Stola, e umilmente anche loro hanno chiesto un goccio di quell'acqua Benedetta. Anche gli uomini fuori dal Bar si sono uniti ad una preghiera rinnovando la Speranza che davvero solo Gesù può rimettere le cose a posto, far risplendere il cosmo di nuova umanità.
Ti porto i volti di giovani coppie e di coppie longeve, di anziani delusi e soli, anziani bloccati a letto o bloccati in casa perché manca l’ascensore, oggi si fa prima a fare un carrarmato che un ascensore che possa donare un pochino di libertà e autonomia, di ragazzini felici ed esuberanti di gioia, e qualcuno anche chinato sui libri, ma tutti desiderosi di pregare insieme per chiedere il dono della Pace in tutto il mondo e la conversione dei Capi di Stato. E mentre la mamma o il papà faceva la sua offerta per la Parrocchia, nella sacca da pellegrino facevano scivolare le loro preghiere, le loro apprensioni, le loro preoccupazioni che al termine di questo mio pellegrinaggio quaresimale depongo davanti a quella grotta chiusa, quella grotta che ha segnato la Storia dell'umanità e continua a segnarla, grotta che imprigiona non un morto ma la Potenza di Vita Nuova, Vita Rinnovata che fa rotolare via ogni pietra e ogni sasso, polverizzandoli e trasformandoli in un selciato nuovo per un nuovo umanesimo che il mondo aspetta, un nuovo umanesimo che sgorga dall'intimità di ogni cuore che si apre a farsi "preghiera semplice". Pasqua sia, Pasqua è per sempre, perché Dio il Crocifisso Risorto rimane con noi. La gioia impetuosa della Pasqua della vittoria sulla morte permanga in noi ogni giorno nel nostro diventare "preghiera semplice". Facci strumenti della Tua Pace e vivremo per sempre la gioia inesauribile di Pasqua. Ecco la Stazione che ci mette in moto, che non ci permette di stazionare remissivi davanti al dolore, è la Stazione che non ferma ma fa ripartire sempre, come la Sorgente e il fiume. La Sorgente sembra che sia immobile e ferma in un punto, ma continuamente dà acqua dà vita. Facciamo scorrere in noi quest'acqua vivendo noi stessi la "Preghiera semplice".
Signore,
fa’ di me uno strumento della tua pace
dove c’è odio, ch’io porti l’amore;
dove c’è offesa, ch’io porti il perdono;
dove c’è discordia, ch’io porti l’unione;
dove c’è errore, ch’io porti la verità;
dove c’è dubbio, ch’io porti la fede;
dove c’è disperazione, ch’io porti la speranza;
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce;
dove c’è tristezza, ch’io porti la gioia.
Maestro, fa’ che io non cerchi tanto
di essere consolato, quanto di consolare;
di essere compreso, quanto di comprendere;
di essere amato, quanto di amare.
Poiché, è dando, che si riceve;
dimenticandosi, che si trova comprensione;
perdonando, che si è perdonati;
morendo, che si risuscita a Vita Eterna
Auguri di infinita, beata, gioiosa Resurrezione di un nuovo umanesimo che passa attraverso ciascuno di noi redento dalla Vita Nuova del Risorto. A queste righe affido il mio augurio di una Santa e Rinnovatrice Pasqua anche ai cari fratelli e sorelle in Canonica e in Fara Gera d'Adda, nella speranza di poterci rivedere presto raccolti attorno alla mensa dell'Eucaristia.