Partecipato il cammino della Comunità pastorale a Badalasco

Che cosa resta della vita quando il dolore ci raggiunge? È da questa domanda che ha preso avvio la Via Crucis vissuta dalla comunità pastorale a Badalasco. Una domanda che non resta teorica, ma entra nella vita, la attraversa, la mette alla prova. La comunità pastorale si è ritrovata sul sagrato, preparato con cura: le croci delle stazioni, i libretti, l’impianto audio predisposto dai ragazzi. Gesti semplici, concreti, che raccontano un impegno condiviso e una presenza discreta e operosa, capace di costruire insieme, passo dopo passo. Dentro questo contesto ha preso forma il cammino. Non da spettatori, ma da partecipanti attivi. Le stazioni hanno dato voce a tre percorsi: Gesù, san Francesco e Giorgio, un uomo del nostro tempo, raggiunto all’improvviso dalla malattia. Tre storie diverse, ma attraversate dallo stesso passaggio: quando la vita cambia e costringe a fare i conti con ciò che non si può controllare. Il dolore non è stato spiegato, né ridotto. È stato riconosciuto, da ciascuno in modo personale. E proprio lì è emerso, con discrezione ma con forza, ciò che può restare: la presenza di chi non si allontana, il valore di un legame che sostiene, una fede che forse non risolve, ma accompagna e tiene aperta la domanda. La partecipazione è stata attenta, composta, intima, vera. Nei silenzi, nelle voci, negli sguardi. 


Un cammino condiviso, senza bisogno di aggiungere altro. La conclusione non ha chiuso la domanda, ma l’ha consegnata alla vita quotidiana. Con un invito semplice: provare a essere, ciascuno nel proprio spazio, segni di pace, di bene e di conforto. Anche in modo essenziale, come nella preghiera di san Francesco: “Dove sono le tenebre, che io porti la luce”. Che cosa resta, in fondo, della vita quando il dolore ci raggiunge? 


Laura Pelizzoli

Galleria Fotografica