Un sacramento che esprime il sentimento del Signore verso i suoi figli

Tra i sacramenti che la Chiesa ci ha consegnato ce n’è uno un po’ trascurato, stiamo parlando della Penitenza o Riconciliazione. È uno dei sacramenti più importanti, tanto da far indire a Papa Francesco un giubileo straordinario della Misericordia nel 2015. Infatti il sacramento della Riconciliazione esprime appieno quello che è il sentimento di Dio padre verso i suoi figli che sbagliano, si allontanano ma poi si pentono, ovvero la misericordia. Purtroppo negli ultimi decenni questo sacramento è entrato in crisi più di qualunque altro sacramento. Le cause sono molteplici: la predicazione e la prassi penitenziale ecclesiale vengono intese in larga misura in senso moralistico, in senso individualistico ed in senso paternalistico. Il rifiuto di un obbligo di confessarsi imposto dalla Chiesa è anche il frutto del bisogno di proteggere la propria sfera intima dall’intrusione delle istituzioni pubbliche.


Fino a che punto la redenzione intesa in senso cristiano si riferisce anche alla miseria fisica e psichica, alle coercizioni e all’irretimento nella colpa sociale? Che ne è dell’aspetto sociale della colpa e della penitenza? Quale funzione ha in tutto questo la Chiesa? Quale importanza ha il sacramento della penitenza nel complesso della prassi cristiana della riconciliazione e della conversione?


Nei vangeli i racconti di remissione dei peccati sono strettamente collegati ai racconti di guarigione. Questo dice che l’azione di Gesù non mira in maniera isolata alla liberazione dal peccato, ma alla guarigione di tutto l’uomo.


Nel Padre Nostro la domanda del perdono di Dio è legata alla propria disponibilità a perdonare gli altri. C’è una correlazione tra il perdono di Dio e la riconciliazione sociale: il perdono da parte di Dio equivale ad una trasformazione del peccatore. In Gesù il suo sedere a mensa con i peccatori rappresenta e attua la riconciliazione di Dio. 


Il ruolo della comunità è di aiuto nell’attuare il perdono. Tale procedimento praticato nella comunità ha valore anche davanti a Dio, allontanarsi dalla comunità significa allontanarsi da Dio. Riconciliazione con la comunità è riconciliazione con Dio. Cristo è presente nella sua comunità, (dove due o tre sono riuniti nel mio nome).


Le parabole ci fanno capire meglio: parabola della gioia per il ritrovamento della pecorella smarrita (Mt 18,12-14), l’invito di Gesù in risposta a Pietro a perdonare sempre (Mt 18,21 seg.). Lo scopo della comunità deve essere quello di recuperare il fratello o la sorella esclusi.


Il termine riconciliazione, adatto per indicare il nesso tra perdono divino, comunione interumana e guarigione interiore, parla dell’iniziativa di Dio, che è colui che riconcilia, mentre gli uomini sono invitati a lasciarsi riconciliare. Parla della dimensione sociale del superamento cristiano della colpa; la riconciliazione concessa da Dio raggiunge l’uomo peccatore attraverso l’aiuto umano a convertirsi e nei gesti di riconciliazione della comunità. Solo perché colui che è stato perdonato cerca da parte sua la riconciliazione con il prossimo, la riconciliazione diventa una realtà della sua vita. Di conseguenza l’accettazione del perdono e la disponibilità a perdonare sono tra loro inseparabilmente collegati. 


La tensione tra azione ecclesiale ed azione divina va sempre tenuta presente. La Chiesa deve essere strumento e luogo della riconciliazione, ma essendo a sua volta fallibile e non esente da peccato, rimarrà necessariamente indietro rispetto all’azione divina. Perciò le sue singole decisioni in fatto di esclusione e riammissione non possono essere infallibilmente identiche con l’azione di Dio.


Ci sono atti liturgici al di fuori della penitenza sacramentale formalmente regolata e celebrata che vanno considerati, ci riferiamo ad esempio alla risoluzione fraterna dei conflitti (la correzione, confessione della colpa, domanda di perdono e lo stesso perdono).


Luoghi di conversione e di perdono sono anche la lettura della scrittura e la preghiera.


Ascoltando la parola gli uomini peccatori vengono a conoscere l’esigenza rispetto alla quale essi sono rimasti indietro, ma vengono anche a conoscere il dono della riconciliazione che incoraggia ad agire diversamente. Per colui che l’accoglie, la parola opera quel che dice e coloro che si radunano nel nome di Cristo e pregano insieme per ottenere il perdono hanno la promessa di essere esauditi (Mt 18,20). Della prassi penitenziale ecclesiale fa parte anche la pubblica ammissione di colpe pubbliche della Chiesa che è sempre bisognosa di purificazione e del rinnovamento (Lumen Gentium 8)


Similmente i cristiani fanno penitenza impegnandosi in movimenti di conversione che cercano di operare dei cambiamenti sociali in ordine ad una maggiore giustizia ed alla pace.


Lo specifico del sacramento della penitenza nella sua veste attuale è costituito dalla confessione personale e concreta dei peccati da parte del penitente, seguita dall’assoluzione da parte del ministro autorizzato. 


A ciò corrisponde il suo contenuto vero e proprio costituito dal giudizio e dalla riconciliazione legati tra di loro. Il sacramento della penitenza è un segno realizzante del giudizio benigno di Dio per la riconciliazione del peccatore nella comunità della Chiesa; può essere detto “giudizio” in quanto pone il penitente di fronte alla verità della sua vita. 


Oggi il confronto con la verità avviene di più attraverso la confessione. La colpa viene manifestata in quanto tale con la parola, al fine di poter prendere le distanze da essa. Il ruolo del sacerdote nel sacramento non può essere paragonato ad un giudice, egli non deve verificare la verità o la falsità dell’accusa, ma si basa sulla confessione del penitente. Dipende certo dalla sua facoltà decisionale impartire o rifiutare l’assoluzione, ma in questo modo egli aiuta il penitente a confrontare la propria situazione e la propria convinzione con il comandamento di Dio. In questo senso il penitente può sperimentare il sacramento come un giudizio. In secondo luogo il sacramento mira alla guarigione ed alla salvezza concessa dalla grazia di Dio. 


Lo scopo non è punire od assolvere, bensì liberare malgrado uno sia “risultato” colpevole, di liberare dalla colpa. La colpa viene superata dalla grazia di Dio che coinvolge il penitente nel processo di superamento.


Scopo del sacramento della penitenza è la riconciliazione, nei tre sensi: con Dio, che significa redenzione dalla lontananza da Dio, riconciliazione con il prossimo che supera il fossato scavato dalla mancanza di amore, e riconciliazione dell’uomo con sé stesso quale superamento della alienazione da sé conseguenza ad ogni peccato. La riconciliazione con Dio avviene nella riconciliazione con la Chiesa, Dio si fa vicino a noi e ci trasforma in seno alla comunione umana.


La redenzione non è solo perdono, ma anche guarigione da tutte le potenze alienanti. La cancellazione della pena del peccato è un evento che libera l’uomo dalle conseguenze dolorose del suo comportamento deviato.